Storia

CENNI STORICI 

Le miniere di Dossena furono citate per la prima volta dallo storico e naturalista latino Plinio il Vecchio nella sua opera Naturalis Historia (XXXIV libro): “La vena di metallo viene cavata in questo modo e depurata col fuoco. Si produce anche da un minerale contenente rame, detto cadmia, noto nelle terre al di là del mar mediterraneo e un tempo in campania, ora anche nel territorio dei bergamaschi, la zona estrema dell’Italia”. La parola cadmia indica la calamina, un minerale estratto proprio nelle antiche miniere di età romana sul monte Vaccareggio.

Col passare degli anni le tecniche di estrazione si evolsero fino ai giorni nostri, in cui venivano utilizzati mine e trivelle ad aria compressa, mentre per il trasporto ci si serviva di trenini guidati da locomotive diesel (molto dannose per la salute degli operai).

A testimoniare tali origini sono stati i ritrovamenti di utensili risalenti a quell’epoca. Le tecniche di estrazione utilizzate erano ancora molto primitive; gli scavi venivano praticati manualmente con pesanti piccozze e il materiale era trasportato all’esterno mediante carri rudimentali. La manodopera dell’epoca era lo sfruttamento degli schiavi, probabilmente dei primi cristiani; da questo si ipotizza anche risalga l’origine della chiesa arcipresbiteriale di Dossena. Con l’ascesa dell’impero Romano anche le miniere furono abbandonate, per essere poi riattivate nel medio evo.

Tra il XV e XVIII sec. durante il dominio della Repubblica di Venezia fu ripristinata l’estrazione da alcuni antichi giacimenti ancora attivi, dando anche inizio alla ricerca di altre vene. Agli inizi del 1500 risalgono alcuni studi di Leonardo da Vinci, proprio su alcune particolari tecniche utilizzate nelle miniere di Dossena, oltre che a opere di mappatura della zona; esistono infatti due suoi disegni di mappe riguardanti Dossena e la Val del riso, conservati a Londra, nella biblioteca reale di Winsor.

Lo sfruttamento industriale delle miniere comincio cominciò nel 1801 a Gorno, soprattutto per materiali ferrosi. Nella seconda metà dell’ottocento si avviano le ricerche minerarie in val Parina e val del Riso. Dal 1869 al 1909 avviene una forte estrazione di calamina con conseguente produzione di zinco. L’estrazione della fluorite fu iniziata dalla Società Austro-Belga durante la prima guerra mondiale. In seguito subentrò la Società Anonima Mineraria Prealpina che concentrò i lavori nella zona del Livello Sandri. 

Dal 1929 al 1981 avviene una grande estrazione di fluorite: un minerale molto utilizzato nella metallurgia come fondente (dal latino fluere ovvero fondere); per la produzione di acido fluoridrico, un acido molto corrosivo per la lavorazione del vetro e per la produzione di antiruggine; per la produzione di fluoro, attraverso l’elettrolisi dell’acido fluoridrico; in aggiunta ai detersivi per far brillare i capi (specialmente quelli di colore bianco) e per combattere l’aberrazione cromatica nelle lenti delle macchine fotografiche. Nel corso degli anni ’30 l’estrazione si spostò più a nord, nel sito denominato Lente Martelli, lunga 800 metri, alta 70 e larga 40. Il materiale estratto veniva mandato alla laveria tramite teleferiche, dove veniva selezionato il materiale utile dalla roccia incassante; gran parte del minerale veniva cernito dalle taissine, donne che frantumavano le pietra a mano, dividendo il minerale dalla roccia. Nel secondo dopoguerra l’attività mineraria si sviluppò quasi unicamente nella Lente Martelli, nonostante il materiale cominciasse a scarseggiare, tanto che, in seguito allo svuotamento di alcune colonne contenenti grosse sacche di fluorite, si verificarono numerosi crolli interni.

Comune di Dossena

Cooperativa iRaìs

Gruppo Giovani

Miniere Dossena